IL LUPO

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DIREZIONE   nord

ELEMENTI                             terra, montagne, cielo

TRATTI                                 lealtà,amicizia, cacciatore efficiente

ASSOCIAZIONI       creazione, morte, vita dopo la morte e rinascita,caccia e guerra,insegnante,

esploratore, caos, cooperazione e coraggio.

POTERI

Anche se incompreso, il lupo insegna la fiducia in se stessi,

allo stesso modo la concezione del lupo come una creatura selvaggia e crudele, è sbagliata: Le sue caratteristiche sono piuttosto la velocità, la saggezza la solidarietà, e il suo potere dovrebbe essere invocato quando si ha bisogno di questi attributi, in un periodo di stress e competizione, trasmette infatti all’ individuo, il coraggio e la resistenza per fronteggiare problemi e ostacoli. permette di scoprire la verità e di individuare e isolare i punti deboli di ogni persona, schema o piano.

il LUPO NEL SOGNO :
anticamente il lupo ha rappresentato per molte popolazioni il coraggio e la forza, ma in seguito le storie dei lupi predatori che per fame assalivano le greggi, e le leggende di lupi mannari, e fiabe come quelle di cappuccetto rosso, gli hanno dato dei connotati di un animale crudele, famelico, lussurioso, e tale è diventato, anche nei sogni femminili, dove raffigura il maschio brutale ed esigente.
– quando è branco, denota una visione.. nel complesso negativa, della società.
– i lupi docili e mansueti, sono sempre una rappresentazione del sesso forte, visto però sotto un aspetto positivo.
– la lupa, ha una connotazione buona, e si riferisce soprattutto all’immagine di una donna materna.

PER CHI VUOLE SAPERNE DI PIù: 
la credenza dei lupi mannari era diffusa in Europa fin dall’antichità; queste storie, riflettono con ogni probabilità, la paura sempre presente, che nell’uomo, possa prevalere la parte animalesca. Nel medioevo si credeva che gli stregoni si recassero ai sabba vestiti con una pelle di lupo.. anche queste leggende, hanno contribuito a dare al lupo i connotati malefici e negativi. Le fauci aperte del lupo, rappresentavano la bocca dell’inferno. certe popolazioni, vedevano nel lupo una forza guerriera, un ardore combattivo, soprattutto presso gli Nativi americani ciò contribuì a diffondere appellativi come… “lupo solitario”.

 

LA CIVETTA

 

 

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Tutti i dettagli sul simbolismo animale della Civetta e dei suoi significati attraverso i secoli, i popoli, le culture, le superstizioni e l’esoterismo.

(Athene noctua), il noto rapace notturno appartenente alla famiglia degli Strigidae.

Dopo l’avvoltoio e il corvo, conosceremo così un altro uccello dalla fama controversa, spesso associato tanto a situazioni positive quanto negative.

La civetta è simbolo della saggezza, della sapienza ancestrale ma che, a causa delle sue abitudini notturne, ha assunto nella cultura popolare accezioni negative legate all’ oscurità e al diavolo.

Atena, la dea greca della sapienza, veniva rappresentata con una civetta (o un gufo) appollaiata su una spalla.

Per altre culture, però, la civetta era un simbolo di negatività e di malasorte: presso gli Egizi si credeva che il verso della civetta profetizzasse la morte e rappresentava la notte e l’oscurità, gli Aztechi l’associavano al dio dell’oltretomba, per i Romani simboleggiava la morte, nella cultura cinese era associata al dio del tuono, in quella giapponese era considerata portatrice di fame e di malattie.

In altre culture si attribuiva alla civetta un significato differente a seconda del periodo del giorno nel quale faceva la sua comparsa: se questa avveniva di giorno indicava morte e disgrazie in arrivo, ma se avveniva di notte era a tutti gli effetti un presagio di buona fortuna.

Durante il periodo medievale la civetta fu associata alla stregoneria: era credenza diffusa che le streghe si servissero di questi uccelli (considerati loro demoni, come il gatto) per realizzare malvagi sortilegi.

Le streghe pare avessero la capacità di trasformarsi in civette per girare indisturbate la notte in cerca di erbe velenose, per spiare le persone, per cacciare animali (soprattutto topi, rospi e pipistrelli) che sarebbero serviti loro per realizzare diabolici filtri.

Alcune parti del corpo delle civette, come ad esempio le piume, il cuore, le zampe, le ossa e gli occhi, venivano usate dalle streghe (e non solo) come potenti amuleti e talismani.

Addirittura, in magia nera, c’è che ne imbalsamava il corpo intero.

Nei dipinti dell’ eccentrico artista olandese del 1400 Hieronymus Bosch, soprattutto nelle opere Nave dei folli e Trittico del carro di fieno, la civetta compare di frequente anche se non viene mai rappresentata in primo piano: essa ha un’accezione ambigua, ma sempre legata ai demoni.

Lilith, demone femminile che nella tradizione e nel mito ebraico era considerata l’originaria sposa di Adamo e che, assieme ad altri due demoni, sedusse gli angeli caduti Azael (Azazel) e Shemhazai, veniva rappresentata come una civetta.

Nel celebre trattato di demonologia Dictionnaire Infernal di J.A.S. Collin de Plancy (Parigi 1818), il demone Aamon, marchese infernale che governa quaranta legioni infernali e servo di Astaroth secondo il grimoire Ars Goetia, è raffigurato come un essere antropomorfo con testa di civetta, zampe di lupo coda di serpente.

fonte SITO.. TELA NERA

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Il Gufo…

DIREZIONI sud nord est

ELEMENTO aria

TRATTI

volo notturno, visione notturna, furtività e radar uditivo

ASSOCIAZIONI Luna, telepatia, visione interiore, magia saggezza,

onestà,bugia e falsità, oscurità morte

DEE   ATHENA,(greca) DIANA (romana)

POTERI

Può essere invocato per  guardare il mondo con gli occhi di un’ altra persona, ritrovare oggetti perduti.

Invocarlo significa agire con visione interiore e può essere chiamato nel momento in cui si ha bisogno di vedere nelle tenebre, sia a livello spirituale che fisico. Rende quindi in grado  di affrontare i problemi della vita.

IL GUFO NEI SOGNI

(di Caterina Kolosimo)
con i suoi grandi occhi gialli può vedere nelle tenebre, dunque, come la civetta, il gufo vi porta saggezza, intuizione, e l’aiuto di vedere chiaro nel profondo delle cose.

RICORDATE:
anticamente il gufo, con il suo aspetto triste e malinconico, era considerato uccello del malaugurio, ma nel corso del tempo questa concezione si è capovolta. Tuttavia, se il gufo non vi piace, sognarlo, può ridestare in voi le vecchie credenze, e suscitarvi però, cattivi presentimenti, che cercherete di neutralizzare con il pensiero positivo.

 

Il Culto dei Morti nell’ Antica Roma …

i  Lari (dal latino lar(es), “focolare”, derivato dall’etrusco lar, “padre”) sono figure della mitologia romana che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale.

I Feralia erano festività dell’antica Roma dedicate ai morti[1]; corrispondevano all’ultimo giorno dei Parentalia e vi avevano luogo cerimonie pubbliche con offerte e sacrifici ai Mani[2] a nome di tutta la citt

Riti e tradizioni

I Feralia erano antiche festività pubbliche romane che si celebravano ogni anno il 21 febbraio, come si ricava da una lettera di Cicerone ad Attico[3]. Quel giorno segnava la fine dei Parentalia, un periodo di nove giorni (1321 febbraio) in onore dei defunti[4]. Come ricorda Ovidio nel secondo libro II dei Fasti, il termine «Feralia» era etimologicamente legato all’usanza di “portare” (in lingua latina: fero) doni ai morti. Nei Feralia infatti i cittadini romani recavano offerte alle tombe dei propri antenati defunti che consistevano nella consegna, sopra un vaso di argilla, di ghirlande di fiori, spighe di grano, un pizzico di sale, pane imbevuto nel vino e viole sciolte; erano permesse anche offerte supplementari, ma i morti erano placati solo con le offerte rituali[1][5]. Queste semplici offerte per i morti erano state introdotte nel Lazio forse da Enea, che aveva versato vino e violette sulla tomba di Anchise[6]. Ovidio narra che una volta in cui i Romani avevano trascurato di celebrare le Feralia perché impegnati in una guerra, gli spiriti dei defunti erano usciti dalle tombe, urlando e vagando per le strade rabbiosamente. Dopo questo episodio, erano stati prescritte cerimonie riparatrici e le orribili manifestazioni errano cessate[5].

Nel giorno delle Feralia, che pure non era considerato nefasto, i templi rimanevano chiusi, i magistrati non potevano indossare la toga pretesta e non venivano celebrati matrimonio

Ne parlano ampiamente, già altri siti, perciò vi lascio qui i link !! 😉

fonte 1 : Oltre magazine..

fonte 2 : Romano Impero

fonte 3 : Il Banchetto funerario romano…

fonte 4 : I Lari.. wikipedia

Caronte, l’usanza delle monete sugli occhi…

Nella religione greca e nella religione romana, Caronte (in greco Χάρων, “ferocia illuminata”) era il traghettatore dell’Ade. Come psicopompo trasportava i nuovi morti da una riva all’altra del fiume Acheronte,

ma solo se i loro cadaveri avevano ricevuto i rituali onori funebri (o, in un’altra versione, se disponevano di un obolo per pagare il viaggio); chi non li aveva ricevuti (o non aveva l’obolo) era costretto a errare in eterno senza pace tra le nebbie del fiume (o, secondo alcuni autori, per cento anni).

Nella Grecia antica vigeva la tradizione di mettere una moneta sotto la lingua del cadavere prima della sepoltura. La tradizione rimase viva in Grecia fino ad epoche abbastanza recenti ed è probabilmente di origine molto antica. Qualche autore sostiene che il prezzo era di due monete, sistemate sopra gli occhi del defunto o sotto la lingua.

Nessuna anima viva è mai stata trasportata dall’altra parte, con le sole eccezioni della dea Persefone, degli eroi Enea, Teseo, Piritoo e Ercole, Odisseo, del vate Orfeo, della sibilla cumana Deifobe, di Psyche, di San Paolo e di Dante Alighieri.

Caronte è figlio di Erebo e Notte.

Nella religione etrusca il suo corrispettivo è Charun.

interessantissimo.. non lo sapevo..

Il Culto dei Morti in Russia

Ci sono molte interpretazioni della morte nella tradizione popolare russa.

Può essere reversibile, e risiede a volte al di fuori del corpo.

E ‘anche strettamente legata al sonno.

Si ritiene che quando si dorme su può attraversare “l’ altro mondo” e tornare in vita.

Ci sono due tipi di morti.

Una persona che muore nella sua vecchiaia, circondato dalla famiglia è morto di una morte “buona”,

una morte che era “loro.” Loro partono quando Dio dice che dovrebbero.

Una persona che muore di una morte “cattiva”, o di una morte “non loro”, è morto troppo presto,

prima che Dio gli ha assegnato.  Queste persone potrebbero essere stati uccisi, suicidati, morti di malattia,

o in guerra. A causa della natura di queste morti la terra non li può accettare fino a quando il loro tempo arriva il che significa che non ricevono una degna sepoltura e talvolta non sono sepolti a tutti, ma coperti con pietre o bastoni. Russi attribuiscono ai morti, un buon raccolto, mentre l’attribuzione di tempeste,

siccità e altre forme di distruzione, di morti. “cattivi”

Riti funebri

Diversi i passaggi devono essere prese una volta una persona è morta così il loro corpo può essere interrato e la loro anima può viaggiare per il mondo “altro”. Il primo passo è il lavaggio del corpo.

In una cornice Dual-Faith (in cui l’Ortodossia e la tradizione popolare vengono combinati) questo rituale prepara il defunto per il suo incontro con Dio.

Fanno poi vestire tutto il corpo di bianco, abiti fatti a mano, Nel cristianesimo, il vestito bianco indossato dal cadavere rappresenta la pura vita del defunto promesso di vivere. solo se è stato battezzato.

Il corpo deve indossare la cintura durante la sua sepoltura, perché il defunto avrà bisogno quando lui o lei è risorto durante il Giudizio Universale. Le cinghie sono significativi sia in riti cristiani e folk.

I Cristiani li ricevono da bambini , insieme a una croce, al loro battesimo.

Così, simboleggia l’impegno di una persona al cristianesimo. Nella tradizione popolare, le cinture segnano la vita privata di uno spazio individuale, a dimostrare che lui o lei è un membro della società e protegge chi li indossa da forze oscure. Dopo il lavaggio si veste il corpo, il corpo è disposto in casa per tre giorni prima di essere messo nella bara. famiglie ortodosse e Old Belief (ortodossia prima del 1650 in russia) le famiglie eseguono questo rito in modo leggermente diverso.

Le famiglie ortodosse depongono i loro amati morti così, in propri punti chiave. verso l’angolo icona.

Nelle case dei Vecchi Credenti i piedi sono posti più vicini al corner icona in modo che il defunto volti l’angolo e possono pregare se lui o lei desidera. (questo non l’ho capito..)

Vecchi Credenti credono che i morti possono ancora sentire per un certo tempo dopo la loro morte.

Per paura di svegliare i morti , il lutto non inizia quindi DOPO, il lavaggio e il vestirsi,

e quindi, è galateo del funerale, non disturbare l’anima del defunto..

La bara, a volte è indicato come il.. “nuovo salotto”, coem nuova casa..

è molto confortevole, fatto come un letto con un cuscino imbottito con trucioli di corteccia di betulla o di legno. Posizionano oggetti nella bara, per ciò che il  corpo potrebbe necessitare dopo la morte; come il denaro, cibo, effetti personali preferiti, e gli effetti personali della loro professione in vita.

Tradizionalmente, gli uomini portano la bara sulle spalle fino al cimitero dove i funerali avranno luogo.

Al funerale, un prete esegue la cerimonia, pregando su tutto il corpo e permettendo di gettare la polvere sulla tomba, simbolicamente incorpora il cadavere in terra.

Il sacerdote pone poi una corona di carta sulla testa del defunto e le persone in lutto gettano le monete nella tomba (le monete sono per pagare il transito verso “l’ altro mondo”, o per lo spazio nel cimitero)

Dopo il funerale, cantano dolenti lamenti, raffigurando il defunto che lascia la sua famiglia e l’anima,

in partenza dal corpo.  Dopo quaranta giorni del defunto, la famiglia imposta un luogo (altare, luogo sacro) per i loro cari, una cena, invitandoli (i morti) a unirsi a loro (i vivi), per la sua commemorazione.

Quando la famiglia vede che il cibo è intatto, vuol dire che lui ha lasciato per sempre il corpo..

Il Culto dei Morti in Cina

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fonte nn più disponibile !!

Il dio della morte (Se-ming) è un’altra divinità, che proprio per la sua stessa definizione, presiede al destino ultimo degli uomini. Altre divinità locali si riferiscono ai fiumi, ai laghi, ai mari, tra queste è da ricordare il Conte dei fiumi (Ho po), riferito al fiume Giallo, che prevedeva un rituale ogni anno con il sacrificio di una giovane sposa.

Gli antichi Cinesi credevano che l’uomo avesse due anime: il p’o e il hun. Dopo la morte il hun saliva al cielo, alla corte del Signore del cielo; il p’o invece abitava con il cadavere nella tomba e si nutriva di offerte fatte al defunto. Queste usanze comportavano un curato e attento servizio per il nutrimento del defunto, altrimenti questi, affamato, poteva rivolgere la sua ira verso i discendenti.

Legato a questa credenza si sviluppò l’uso di seppellire schiavi, prigionieri e concubine insieme al defunto in modo che gli facessero compagnia durante il viaggio verso il cielo. Nelle tombe di An-yang, della dinastia Yin, sono stati trovati gli scheletri di oltre un migliaio di vittime con le teste tagliate e sepolte altrove: forse prigionieri di guerra.

I riti e le manifestazioni del culto erano, nell’antica Cina, privilegio del re, dei principi, dei funzionari e dei nobili. Tutti i riti prevedevano una serie di sacerdoti officianti secondo norme rigide: vi erano dapprima i priori (chu), i quali conoscevano i sacrifici che il re offriva al Signore supremo, e quelli che recitavano le preghiere dei morti.

Il culto degli antenati doveva essere continuo. Nel corso di ogni pasto, il padre di famiglia faceva una libagione ed offriva un po’ di cibo agli antenati, una parte delle primizie secondo le stagioni. Si celebravano quattro grandi feste annuali in corrispondenza delle quattro stagioni, feste durante le quali si portavano le tavolette degli antenati al banchetto. Il tempio degli antenati sorgeva all’interno delle case, al lato orientale della corte principale.

Nella sua rivalità con il buddismo e il confucianesimo, il taoismo ha utilizzato un vasto patrimonio mitico lasciato da parte da queste due dottrine: la magia. Tutti i sacerdoti taoisti (i taoshen ) espellono i demoni, fabbricano filtri ed elisir di lunga vita, praticano la veggenza e la divinazione. Alla base di questo occultismo sta l’opposizione di due forze nella natura: lo yang, principio maschile, e lo yin, principio femminile; il taoshen, con la sua conoscenza della proporzione ottimale dello yang e dello yin in un essere, può allora conferirgli una efficacia suprema.

Il taoismo insegna così che il mondo intero è sotto la dipendenza degli dei, in particolare di una trinità suprema, i «Tre Preziosi»; questa credenza si oppone al buddismo, religione atea che vede, nelle divinità, esseri inferiori ai Budda, cioè agli uomini che sono stati raggiunti dall’Illuminazione.

Per essere felice, un uomo deve vivere in pace con sé stesso e coi suoi simili; per questo deve seguire la «via media», quella della moderazione che conduce alle virtù cardinali: pietà filiale, armonia affettiva familiare, equità, senso dell’onore, integrità, sincerità, cultura, pace universale.

Nel quadro di questa morale del giusto mezzo, si inscrive la prescrizione del culto degli antenati:

Servire i morti come se essi fossero ancora vivi è la suprema pietà filiale

Il Culto dei Morti in Giappone…

1. Tsuya, (per passare la notte)

Quando una persona giapponese muore le labbra del defunto vengono inumidite con acqua in un rituale chiamato “Acqua dell’ ultimo momento” (末期の水, Matsugo-no-mizu ).Il santuario di famiglia viene chiuso e coperto da una carta bianca, per tenere lontani gli spiriti impuri dei morti .Poi il corpo viene lavato in una vasca (sakasa mizu),  il che significa che il il corpo viene lavato in acqua che è stata mescolata piu volte da acqua calda ad una vasca d’acqua fredda. Una volta compiuto questo, il corpo è vestito di un abito per un uomo, o in un kimono per una donna con il Kimono che viene chiuso nel modo opposto a come si usa per una persona vivente (destro su sx).  Poi la famiglia e/o gli amici molto stretti passeranno la notte con il corpo, durnate il quale si possono leggere i sutra per i morti o trascorrere il tempo in conversazione tranquilla parlando dello scomparso.  Inoltre, il corpo è spesso circondato da candele, incensi, offrendo il riso, e altri elementi che dovrebbero mettere lo spirito del morto a suo agio.

2. Soshiki  (i funerali)

Mentre la veglia è in corso, una ditta funebre è di solito in accordo per l’installazione e la costruzione di un altare nel stile del paese di origine del defunto, o una sala, o un santuario scintoista / buddista.  Il corpo è messo in una bara con la testa rivolta a nord, questa direzione è considerata cattiva fortuna in nessun modo una persona viva a letto si sdraia con la testa a nord.Accanto al corpo ci sarà un offerta di riso con uno o due bacchette in piedi in posizione verticale, si tratta di un pranzo per i defunti da mangiare nel loro viaggio verso l’aldilà, la posizione delle bacchette indica che il defunto ora non è più tra i vivi.  Se il funerale è buddista, un monaco leggerà sutra per i morti, e quindi ogni persona si avvicinerà il defunto e di offrire preghiere e incenso. Una volta che tutti gli ospiti hanno fatto le loro preghiere e offerte, i necrofori porteranno la bara in un carro funebre in cui il corpo sarà guidato al crematorio.Negli anni passati, la famiglia usava accompagnare il corpo al crematorio, ma recentemente  la famiglia e gli amici si muovono verso un ristorante per un  pasto catering.  Prima della cremazione, la famiglia prepara un Zuda-kunichi,  che contiene frammenti di unghie, articoli personali, e le monete del viaggio all’ Anoyo,  borsa che viene posta attorno al collo dei defunti. Dopo la cremazione le ceneri del defunto sono collocate in un urna e la tradizione vuole che i frammenti di ossa più grandi  vengano passati di persona in persona con coppie di bastoncini (ashii).

L’urna verrà poi mantenuto sopra l’altare della famiglia in casa, nei pressi di una lapide con scritto il nome del defunto, fino al giorno 49 dopo la morte.

3. Shonanoka  (settimo giorno dopo la morte)

Il settimo giorno dopo la morte della persona viene tenuta una cerimonia per i defunti,

dove sutra e preghiere sono rivolte al defunto.

4. Shiju-kunichi (il giorno 49 dopo la morte)

Una delle tradizioni focali giapponesi è l’attesa dei 49 giorni.Il giorno 49 è significativo perché i giapponesi credono che lo spirito indugia nel lasciare o stare nel il corpo per 49 giorni prima della sua partenza.Questo avviene  inquanto l’anima parte per un viaggio di 49 giorni attraverso la terra dei morti dove viene giudicata ed assegnata ad andare in uno dei sei regni della cosmologia buddhista questo dopo il 49 esimo giorno rientrando nel corpo. L’urna contenente le ceneri del defunto è ora collocata nella tomba di famiglia, e sutra e le preghiere sono rivolte al defunto.Il defunto riceve un nuovo nome buddista (kaimyō). Questo nome apparentemente ed esotericamente impedisce il ritorno del defunto, se il suo nome viene chiamato.I kanji per questi kaimyō di solito sono molto vecchi e  sono usati raramente, e poche persone al giorno d’oggi sono in grado di leggerli.Questo nome è posto sulla tavoletta funebre (ihai).

L’urna contenente le ceneri del defunto è ora collocata nella tomba di famiglia, e sutra e le preghiere sono rivolte al defunto.

Si ritiene anche che la sentenza finale del defunto che avviene dal giorno 49 sia per una buona, una persona rispettabile andare in paradiso o  una persona meno rispettabile andare in uno degli altri regni dell’inferno.  Ma, si deve ricordare che sutra, preghiere, e altre ricordi per il defunto possono contribuire a migliorare la sentenza resa dal defunto.  Inoltre, si ritiene che lo status di una persona deceduta può cadere se il giusto rispetto per il defunto non è stata pagata nel corso del tempo, così i riti di Obon e altri festival sono importanti per il defunto.

superstizioni e credenze Giapponesi

Ecco alcuni esempi di piccole credenze ereditate dal passato o delle cose da evitare in Giappone a causa delle superstizioni che le circondano. La maggior parte di esse hanno come soggetto la morte.

  • Evitare il numero 4: come in cinese, anche in giapponese la pronuncia di questo numero è la stessa della parola morte (shi). È dunque decisamente sconsigliato offrire un regalo composto da quattro elementi.

  • Evitare il numero 9: la pronuncia di questo numero, in giapponese è uguale alla pronuncia della parola sofferenze (kyu). Pertanto normalmente in un ospedale non si trova la stanza 9.

  • Se vi recate a far visita a un malato in ospedale, dovete offrire dei fiori recisi (senza radici). Le radici possono significare un lungo “soggiorno”.

  • Piantare le proprie bacchette nel riso. Questo gesto fa riferimento al rito funebre buddhista. Infatti durante questa cerimonia si mette come offerta del riso con delle bacchette piantate vicino all’altare.

  • Passarsi del cibo da bacchette a bacchette. Anche questo atto ricorda il rito funebre buddhista. Dopo la cremazione di un parente, il personale del crematorio con l’aiuto di bacchette trasmette i resti non consumati del defunto a un membro della famiglia perché costui li riponga nell’urna funeraria.

  • È sconsigliato dormire con la testa rivolta a nord perché è così che si seppelliscono i defunti.

  • Quando passa un carro funebre o si cammina nelle vicinanze di un cimitero, è usanza nascondere i pollici (soprattutto per i bambi-ni), in quanto essi rappresentano i genitori e nascondendoli li si protegge dalla morte.

  • Si dice che se ci si taglia le unghie di sera non si sarà con i propri genitori quando questi moriranno.

  • Ci si trasformerà in mucca se ci si sdraia subito dopo aver mangiato. Un modo per dire che tale gesto è indelicato e quindi sconsigliato da fare.

  • Fischiando di notte si attirano i serpenti.

  • Anche in Giappone sono da evitare i gatti neri come da noi: hanno stranamente la stessa fama.

  • Quello che vale per i gatti neri vale per i corvi.

  • Se si mette un gatto su una bara il defunto si risveglierà.

  • La gru di carta. Si dice che piegandone mille verrà X esaudito un desiderio. Si offrono mille gru di carta ai malati affinché possano guarire più in fretta.

  • Il sale messo alla porta della vostra casa vi proteggerà dagli spiriti maligni.

  • La rottura della cordicella dei vostri geta (sorta di sandali infradito) è il segno che la sfortuna sta arrivando: kuwabara kawabara sono le parole da pronunciare per evitare che il fulmine si abbatta su di voi. Kuwabara non ha un significato particolare. Tuttavia trae la sua orgine nel fatto che il dio del tuono non ama il gelso, che in giapponese si dice kuwa. Il termine “bara” significa campo.

  • Non si devono gettare le bambole poiché possono ospitare uno spirito. Per questo motivo alcune persone le portano allora al tempio.

  • Il Butsumetsu è il giorno della morte del Buddha. In questo giorno è sconsigliato di intraprendere un viaggio o qualsiasi attività possa essere rischiosa .

  • Il Taian è il giorno in cui la congiuntura degli elementi risulta essere favorevole ad un’impresa, un matrimonio… Il Taian è determinato in base al calendario lunare.

  • Per non provocare la gelosia dello spirito dela montagna (Yamagami, che è di sesso femminile), normalmente all’inaugurazione delle gallerie non vengono invitate le donne.

Il Culto dei Morti per i Maori…

Tapu e mana

Determinate pratiche sono seguite che si riferiscono ai concetti tradizionali come il tapu. La determinati gente ed oggetti contengono mana – alimentazione o essenza spiritosa. Nei periodi più in anticipo, tribale i membri di più alto Rank non toccherebbero gli oggetti che appartenessero ai membri di un Rank più basso. Ciò è stata considerata “inquinamento„ e le persone di un Rank più basso non potrebbero toccare gli effetti personali di una persona del highborn senza mettersi al rischio di morte.

Tapu può essere interpretato come “sacred“, come„spiritoso limitazione ” o “proibizione implicita„; coinvolge regole e proibizioni. Ci sono due generi di tapu, del tapu riservato (per quanto riguarda gli individui) e pubblico (per quanto riguarda le Comunità). Una persona, un oggetto o un posto, che è tapu, non possono essere toccati tramite il contatto umano, in alcuni casi, non neppure avvicinato a.

Una persona, l’oggetto o un posto potrebbero essere resi sacred dal tapu per certo tempo.

In pre-metta in contatto con la società, tapu era una delle forze più forti nella vita di Māori.

Una violazione del tapu ha potuto avere conseguenze dire, compreso la morte dell’offensore con la malattia o alle mani di qualcuno influenzato tramite l’offesa. In alimento più precoce di periodi cucinato per una persona del Rank di high era il tapu e non ha potuto essere mangiato da un inferior. La casa del capo era tapu e perfino il capo non potrebbe mangiare l’alimento all’interno della sua casa. Non solo le case della gente del Rank di high sono state percepite per essere tapu, ma anche i loro possessi compreso i loro vestiti. I motivi di sepoltura ed i posti della morte erano sempre tapu e queste zone sono state circondate spesso da una recinzione protettiva.

Oggi, il tapu ancora è osservato negli argomenti concernente la malattia, la morte e la sepoltura:

Tangihanga o i rites funerei possono occorrere due o tre giorni. Il defunto si trova dentro dichiara, solitamente in un aperto bara fiancheggiato dai parenti femminili si è vestito nel nero, le loro teste a volte wreathed dentro kawakawa va, che prende pochi e le rotture corte. Durante il giorno, gli ospiti vengono, a volte dalle distanze grandi malgrado soltanto un rapporto distante, parlare ai defunti. Possono parlare franco dei suoi difetti come pure le virtù, ma cantare e scherzare sono inoltre adatti. L’espressione libera del dolore da entrambi gli uomini e donne è consigliata a. La credenza tradizionale può essere invocata ed i defunti dirsi a per rinviare alla patria ancestral, Hawaiki, via wairua di rerenga del te, il viaggio degli alcoolici. Le parentele vicine o compagno di kiri (“pelle guasto„) non può parlare. Sulla notte scorsa, whakamutunga del pō (notte della conclusione), i mourners tengono un vigil ed all’alba la bara è chiusa, prima di una chiesa o marae servizio e/o cerimonia funerei di interment di graveside, invariabilmente cristiano. È tradizionale affinchè i mourners si lavi le loro mani in acqua e spruzzare alcuno sulle loro teste prima di lasciare un cimitero. Dopo che i rites di sepoltura siano completati, una festività è servita tradizionalmente. I Mourners si pensano che forniscano koha o regali verso il pasto. Dopo la sepoltura, la sede dei defunti ed il posto che sono morto ritually sono puliti con karakia (preghiere o incantations) e desanctified con alimento e la bevanda, in una cerimonia denominata whare di takahi, calpestando la casa. Quella notte, whakangahau del pō (notte di intrattenimento) è una notte di rilassamento e di riposo. La vedova o il vedovo non è lasciata solo per seguire di parecchie notti.

Durante il seguente anno, il kinfolk di una persona defunta prominente visiterà altra marae, “portando la morte„ (compagno del kawe) a loro. Effettuano le immagini della persona ai marae.

Unveilings dei headstones (kōwhatu di hura) sono tenuti solitamente circa un anno dopo una morte, su una festa nazionale per accomodare spesso gli ospiti che non potrebbero ottenere al tangihanga.

I morti si ricordano di e più dolore è espresso.

 fonte: Nn più disponibile.. !!

Il Culto dei Morti per gli Antichi Greci

fonte

Oggi i Greci sono soprattutto cristiani ortodossi. Duemila anni fa erano, invece, politeisti.

L’antica religione greca sorse dalla fusione di culti di popolazioni del posto con le religioni delle popolazioni indoeuropee che, provenienti dal nord, si stabilirono in Grecia tra il XIX e il XVIII secolo a.C.

 Ogni polis (città-stato) si affidava alla protezione di una propria divinità, alla quale in qualche modo venivano fatte risalire le stesse leggi che regolavano la vita di quella città. Tuttavia, spesso le polisformavano delle leghe, dette anfizionie, a carattere politico-religioso. Inoltre, l’interà civiltà greca aveva delle ricorrenze comuni, come le grandi feste Panelleniche, che si svolgevano, a scadenze regolari, a Olimpia, a Delfi, a Delo, a Samo e altrove.

Moltissimi elementi di questa antica religione sono arrivati ai nostri giorni e, spesso, con lo stesso significato che avevano in quel tempo.

 

riti di sepoltura

riti del matrimonio

uso delle ceneri

desiderio di interrogare l’aldilà

concetto di anima e corpo

netta separazione tra sacro e profano

 

La mitologia greca sottolineava la debolezza umana in contrasto con le grandiose e terribili forze della natura. I greci consideravano immortali i propri dei e ritenevano sia le loro stesse vite sia le manifestazioni naturali interamente dipendenti dal volere divino; generalmente, i rapporti tra dei e uomini erano amichevoli, ma gli dei riservavano severe punizioni ai mortali che esibivano comportamenti inaccettabili come autocompiacimento o soverchia ambizione, oppure sfoggiavano eccessive ricchezze.

Gli dèi, avevano caratteristiche antropomorfiche, erano del tutto simili alle persone: stessi vizi, stesse virtù;

si distinguevano solo perché erano immortali e potenti. La loro sede era l’Olimpo, un massiccio montuoso presso il confine settentrionale della Tessaglia, la cui vetta, alta 2985 metri e quasi perennemente circondata da nubi, era difficilmente raggiungibile. Ad Olimpia, nel Peloponneso, c’era il principale tempio dedicato a Zeus, la divinità principale dei Greci, capo e sovrano di tutte le divinità.

Gli dèi trattavano le persone non con giustizia, ma secondo i loro “capricci”; loro stessi, però, dovevano sottostare a questo “fato”.

L’aldilà non era meritato in base al comportamento, come invece abbiamo visto per gli Egizi, ma si andava nell’aldilà buono (Campi Elisi) o cattivo (Ade) in base al capriccio degli dèi che, per semplice simpatia, destinavano in uno o nell’altro aldilà.

C’è comunque da dire che l’aldilà, in generale, era un luogo ampio e oscuro nelle profondità della terra: eroi e vili, giusti e ingiusti dovevano andare tutti in quel luogo; lì vivevano come ombre rimpiangendo per sempre la vita perduta. Secondo Esiodo, solo ad alcuni uomini, gli dèi concedevano di vivere nei Campi Elisi (ma sempre uomini scelti per simpatia dagli dèi).

Con questo tipo di religione, viene a mancare la giustizia da parte degli dèi (non si era infatti ricompensati in base alla vita che si era vissuta) e la responsabilità da parte delle persone (ci si poteva comportare male o bene, l’aldidà dipendeva comunque solo dal capriccio degli dèi).

Dal IV secolo a.C., si sviluppò l’idea che non era giusto né responsabile, che tutti andassero nell’Ade o che pochi, per preferenza degli dèi, andassero nei Campi Elisi, ma si capì che l’aldilà doveva essere meritato. Solo gli assassini, i suicidi, i cattivi cittadini, coloro che non si erano mostrati misericordiosi verso i genitori e gli stranieri poteva essere esclusi dai Campi Elisi.

Relativamente al concetto di corpo e anima, c’è da dire che per la religione greca, l’uomo è composto da due parti: un corpo mortale ed una parte immortale, chiamata eidolon (aspetto vitale). L’eidolon, chiuso nella tomba o prigione del corpo, doveva purificarsi per essere degno di una vita felice nei campi Elisi. Questo concetto è arrivato fino ai nostri giorni, è infatti presente in molte religioni importanti.

Grande importanza hanno Esiodo e Omero, per poter comprendere il mondo religioso dei Greci.

Di Esiodo restano due poemi: la Teogonia (1022 versi) e Le opere e i giorni (828 versi). Il proposito del primo è sistemare in modo organico e razionale l’immenso materiale mitologico presente nelle tradizioni religiose, nelle credenze popolari e nella poesia eroica. Dopo aver cantato l’origine dell’universo dal caos, il poeta enumera tutte le generazioni divine fino al regno di Zeus.

Il nucleo concettuale delle Opere e i giorni è l’elogio del lavoro e della giustizia. Il lavoro è una necessità morale imposta agli uomini dagli dèi: solo chi lavora può essere un uomo giusto.

Questa legge non può essere modificata assolutamente e riguarda tutti. Due miti, confermano la necessità di questa legge del lavoro: il mito del vaso di Pandora, donato al genere umano da Zeus per vendicarsi di Prometeo che gli aveva rubato il fuoco; il mito di Prometeo e quello delle cinque età degli uomini, che per la loro stoltezza e violenza sono decaduti dalla felice età dell’oro alla miseranda età del ferro.

Concezione del mondo e dell’oltretomba

 

All’inizio di tutto c’era il kaos (= baratro, abisso).

Da questo stato primordiale e informe, sorse progressivamente il cosmo ordinato.

Si formò prima di tutto il Tartaro, luogo dell’0scurità e della notte. Poi sorse la terra (Gea), e da essa nacquero il cielo (Urano) e il mare (Ponto). Dall’unione della terra, principio femminile, e del cielo, principio maschile, nacquero quindi Crono e Rea. Da questi ebbe origine Zeus che, scampato agli intenti omicidi del pare, una volta cresciuto guidò la rivolta dei Cronidi (i figli di Crono, appunto) contro il genitore. Crono venne però aiutato dai titani, suoi figli, ed ebbe così inizio la grande lotta tra gli dèi più giovani e i titani (titanomachia). Vinsero gli dèi, così Crono e i titani vennero mandati nel Tartaro, per opera di Zeus. Divenuto signore del mondo, Zeus si insediò sull’Olimpo, da dove, in seguito, combattè anche i giganti, ribellatisi al nuovo ordine cosmico. A quesa nuova colossale lotta (gigantomachia) prese parte lo stesso Eracle (Ercole), che combattè al fianco degli olimpici. I giganti vennero sconfitti e sepolti nelle isole vulcaniche. Il mondo si assestò così, secondo il nuovo ordine, sotto il dominio di Zeus, mentre a Poseidone veniva affidato il dominio dei mari, e ad Ade quello dell’oltretomba. Centro del mondo così definitosi era l’Onfalo, indicato da una sfera di marmo nel tempio di Apollo a Delfi. La terra, in questo nuovo ordine cosmico, risultava circondata dall’oceano, dal quale nascevano tutti i fiumi e le sorgenti. A ovest della terra, tra le correnti dell’oceano, sorgeva quindi l’Ade, il mondo sotterraneo abitato dalle anime dei defunti. Il regno di Ade era circondato da mura di ferro con portali anch’essi di ferro, attraverso i quali Hermes, con la sua verga d’oro, accompagnava i defunti. Per poter entrare nell’Ade i morti dovevano essere stati sepolti, perché in caso contrario le loro anime avrebbero dovuto vagare senza pace per cento anni. Superate le porte degli inferi, i defunti varcavano le acque dello Stige, il fiume dell’Oltretomba. Quest’ultimo sfociava a sua volta nel Cocito, il fiume dei lamenti, che formava il lago Acheronte. Qui, il vecchio barcaiolo Caronte trasbordava i defunti che avevano ricevuto sepoltura, ai quali era stata posta dai parenti, in bocca, sotto la lingua, una moneta di bronzo, come “offerta per Caronte”. Sulla riva opposta del lago, Cerbero, il cane infernale, sorvegliava il regno dei morti, facendovi entrare i nuovi arrivati e impedendo a chiunque di uscirvi.

Sulla condizione delle anime negli inferi, la religione greca elaborò col tempo diverse concezioni. Per Omero, i defunti, senza distinzioni per quello che avevano fatto in vita, si consumavano nel ricordo e nel desiderio della vita terrena. In seguito prese forma l’idea di una sorte differenziata, proporzionale alla moralità espressa in vita. In particolare, insistettero su questo principio i seguaci dell’Orfismo, una corrente mistica e ascetica sviluppatasi a partire dal VI secolo a.C.

In base a questa concezione, al di là dell’Acheronte, le anime dei defunti venivano sottoposte al giudizio di una sorta di tribunale dei morti, preseiduto da Ade, il quale – con sentenza imparziale – assegnava un diverso destino a seconda del comportamento che si era tenuto in vita. I giusti potevano così accedere all’Elisio, o Isola dei Beati, circondata dalle acque argentee del fiume Lete. Queste acque concedevano l’oblio a coloro che le bevevano e assicuravano quindi l’eterna felicità. I cattivi venivano invece precipitati nel Tartaro, una voragine oscura circondata da un triplice muro, attorno al quale scorreva il Flegetonte, un fiume di fuoco. Qui le anime dei dannati subivano pene spaventose. Ad esempio, le 49 Danaidi che avevano ucciso i loro sposi, erano condannate a riempire anfore senza fondo, e pene altrettanto dure erano toccate a Sisifo, Tantalo e Tizio.